EMANUELE FILINI PARLA DI NADIA

NADIA ROSATI una pittrice libera nel pensiero, rigorosa nell’esecuzione.

Invenzione e scoperta, è necessario saper separare l’idea di invenzione da quella di imitazione

della natura. Generalmente i prodotti artistici seguono o una o l’altra strada, molte volte però vivono in simbiosi mutualistica completandosi a vicenda.

Nadia Rosati ama andare alla scoperta dei volti delle persone che , il più delle volte, preferisce

abbinare ai suoi stupendi paesaggi d’invenzione, in un assemblaggio compositivo ricco di suggestioni.

Il quadro è fatto di forme, di volumi, di colori, dall’equilibrio dei quali dipende la stabilità visiva

dell’opera d’arte. Nadia forse ha pensato : invece di inserire la figura nel paesaggio, perché non

fare coesistere queste due entità secondo forme e volumi distinti , nello stesso quadro, in modo

tale da conservare l’armonia della composizione , pur raccontando “storie diverse”?

E così ha cercato di ottenere un “unicum” pittorico, formato da due o più elementi distinti, che, se

socchiudiamo gli occhi per cogliere solo forme, colori, luci ed ombre, indipendentemente dai

particolari descritti, l’opera nel suo complesso sia egualmente armonica ed equilibrata.

E questo ha funzionato benissimo.

Constable diceva : “l’arte di vedere la natura è una cosa che si impara come l’arte di leggere i

geroglifici egiziani” ed è proprio in questo che Nadia Rosati si distingue, avere imparato a leggere i

visi delle persone in modo aderente alla natura, senza però travisarne la personalità. Nella parte

paesaggistica poi è facile intuire paesaggi dell’anima più che della realtà, che, il più delle volte,

vanno ad intensificare l’espressività del ritratto.

L’indagine di Nadia non riguarda la natura del mondo fisico, ma le sue personali reazioni di fronte

ad esso. Quando questa operazione riesce, può nascere il capolavoro, negli altri casi , supplisce

con la tecnica, il rigore accademico, la sensibilità dell’artista, un complesso di attributi che, in

parole povere, si definisce “mestiere”. Una delle doti sulle quali Nadia non transige.

Non si spiegherebbe, altrimenti il fatto che le sue opere siano nel complesso sempre armoniche,

sia dal punto di vista cromatico che compositivo, che i suoi volti siano sempre legati a persone

reali, facilmente riconoscibili dalla somiglianza sia somatica che espressiva, che l’impatto visivo sia

comunque gradevole e non scada mai nella provocazione gratuita. Non ha bisogno di certi

giochetti per farsi apprezzare come artista.

Se poi consideriamo che la tecnica pittorica preferita da Nadia Rosati è l’acquerello, che, per sua

natura non perdona correzioni, pentimenti e sovrapposizioni, si comprende quanta sia la

preparazione artistica di questa pittrice, che si è costruita uno stile suo, inconfondibile, fatto di

temperamento, sensibilità, di felici intuizioni che appaiono libere nel pensiero, rigorose

nell’esecuzione, in definitiva la formula del successo dal tempo dei tempi.

Emanuele Filini Ottobre 2009

EMANUELE FILINI PARLA DI NADIAultima modifica: 2009-11-03T17:54:00+00:00da nadia_rosati
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